contro- intestazione

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PhotoShow 2013 - Milano Fiera

Photo Show 2013, appuntamento a Milano.



E' un rito, ogni 2 anni mi tocca. Voglia o non voglia, devo andarci. E' così da quando si chiamava SICOF, ma quelli erano altri tempi. Allora non bastava un giorno per visitare la Fiera della Fotografia italiana. Oggi, se non si è dispersivi, onestamente sono sufficienti un paio d'ore. E in questo grigio e piovoso sabato di fine Marzo, si è confermata questa triste tendenza. Ma veniamo ai fatti. La sede della vecchia fiera ospita la manifestazione. E' tutto contenuto, con ampio agio, nel solo padiglione 3.

Spazi vuoti tra gli stand ed è quasi mezzodì!

Chi c'è. Forse meglio dire chi NON C'E'! Ho fatto 5 volte il giro del padiglione ma di Leica non vi era traccia. Pensare che volevo vedere e toccare con le mie manacce la nuova Leica M, che oggettino fantastico. Invece niente. Mancato appello anche per Mafrotto trading. Boh? Quindi ad occupare spazio e volume ci hanno pensato i 3 colossi Nital, Sony e Canon. Nelle piazze d'armi lascite libere, i tre moschettieri hanno messo in scena ogni possibile amenità: dalla ballerina di flamenco alla gioco di gruppo (?). Mancava lo spogliarello e la pole dancing, ma credo che sarà per la prossima edizione. Non sono certo, ma queste iniziative mi sembra che comincino ad interessare sempre meno i visitatori. Non ho dovuto attraversare la calca impenetrabile di fotoamatori rapiti nel fotografare la scosciata di turno. Una volta succedeva, succedeva eccome! Due parole sul solo stand che, da Nikon user, mi interessava direttamente: Nital. Enorme, e articolata in differenti sezioni, la postazione Nital mette in mostra il parco Nikon. Solita ressa alla balconata teleobiettivi, ma tra i big gun non c'è il nuovo 800/5.6.

Postazione Nital big gun. C'era la fila ma non la coda con il numero come in Canon.

Sul retro il caffè Nital, area riservata dedicata agli incontri particolari, su invito, credo, o per conoscenza. Fatto sta che mentre passo di lì scorgo seduto ad un tavolo, intento in conversazione con una maglia nera Nital, la persona con cui sostenni (oltre vent'anni fa) l'orale di Analisi 2. E chi è? Ma è Lello Piazza, per anni foto editor di Airone, oltre che, appunto, docente ordinario del Politecnico di Milano.

Eccolo lì il grande Lello Piazza con gilè Domke di rito. Ah quanto mi manca quella rivista col bordo giallo!

Non me la sono sentita di tendergli un agguato all'uscita e fargli un paio di domandoni, anche perché, pochi istanti dopo, ho incontrato un vecchio amico, Sergio, e in sua compagnia ho proseguito la visita dello stand e della fiera tutta. Nital ha deciso di distribuire le borse LowePro. Ce ne accorgiamo svoltando l'angolo dello stand. In ampio spazio è in mostra quasi tutta la produzione corrente LowePro. Questa mossa di Nital significa due cose: primo che ha soffiato la distribuzione all'importatore precedente (Mamya trading) e secondo che han mollato, scaricato, salutato, Tenba. Infatti in tutta la fiera le borse e gli zaini Tenba si potevano vedere solo sulle spalle dei visitatori. Ma il punto clue, l'hot spot dello stand è il bancone di prova macchine e obiettivi. Diligentemente mi metto in coda ed aspetto il mio turno.

Il 200/2 affascina sempre. Tanto bello quanto puramente esornativo.

Senza troppi spintoni, ricevuti, arrivo al bancone e una signorina GENTILISSIMA (devo ammettere che il personale degli stand quest'anno l'ho trovato squisitamente amichevole … sarà la crisi??) mi permette di maneggiare e fare due scatti con la D800, quindi di provare il nuovo e leggero Nikon 70-200/4. Impressioni. Della D800 non posso che dire bene. Dopo aver tolto dai piedi tutte le impostazioni automatiche che erano settate ed averle fatto digerire il mio 16/2.8 AIS, è una macchina che mi fa sentire a casa. Il mirino è migliorato rispetto alla D700 e, ma è una sensazione e va presa come tale, il clack dello scatto mi pare meno rumoroso.

Scatti di prova con la Nikon D800. Sergio è quello che ride, l'altro son io.
Nikon D800, ob Nikon AIS 16/2.8.

Il 70-200/4 è piccolo, ma non cortissimo, e leggero. E' vero, l'anello treppiedi è venduto a parte! Nikon è ridicola, in 1500 euro proprio un supporto treppiedi non riuscivano a farlo stare. Consiglio tutti gli acquirenti presenti e futuri di questo bell'attrezzo, di rivolgersi alla produzione Kirk che sarà sicuramente migliore del supporto Nikon e, soprattutto, così glie la si fa pagare ... miserabili. Il VR3? Per quel che vale la mia prova … acceso era acceso, ma ad 1/60 per 200 mm … la foto è mossa. Boh?

Foto prova con il nuovo Nikon 70-200/4 VRIII: a 200 mm f/4 1/60 VR On. E' mossa: dove avrò sbagliato??

Nel bordello avrò sbagliato qualcosa, ma non è che sia a digiuno di VR... il mio 70-200/2.8 VRII lavora bene e 1/60 è garantito. Così il 200-400/4 VR II a mano libera a 400mm ad 1/200 la foto si fa e lo stesso con il 600/4 VR.

due scatti a mano libera con il 600/4 montato su D300 (pure peggio!). VR attivo e questi sono i risultati.
Per i dati exif: son quelli mostrati da view NX. Il Software non mente.

Sicuramente ho sbagliato qualcosa, perché mi pare strano. Fatto sta che è evidente che il VRIII non fa gridare al miracolo nel paragone con il VRII. A chi lo comprerà, e lo userà, l'ardua sentenza. Il resto del padiglione Nital sono opuscoli e … casino.
Allo stand adiacente, sono parenti, c'è Fowa che, sorpresona, presenta i flash Metz monotorcia da studio!! Fantastico, quanti anni ci hanno messo per capire che il nome Metz poteva essere venduto anche in quell'ambito. Non posso dire nulla su quel prodotto, non ho dati di comparazione per confrontare con equivalenti torce Bowens, ma certo è che era ora. Una nota la voglio riportare sullo stand Mamya Trading, distributore di Sigma. Volevo provare il Fisheye 15/2.8 AF, e l'ho fatto. Anche qui ringrazio la pazienza e la gentilezza del personale addetto al banco prove. Il 15/2.8 Sigma ha una MDF di soli 15 cm. Ecco spiegato il suo successo rispetto al 16/2.8 Nikon che si ferma a soli 25 cm. Sott'acqua vuole dire tantissimo!! Ma questo è un altro discorso, un po' lungo.

Stand Mamya trading, provo il 15/2.8. Bello mi piace. AF veloce e sicuro nonostante il trasporto a camma.
Prova di MDF sul mio vecchio AIS 16/2.8

Già che c'ero ho voluto toccare con mano il Sigma 35/1.4 e il nuovissimo Sigma 120-300/2.8. L'impressione è quella di una svolta. Sigma si è messa a fare cose SERISSIME. Il costo di questi due oggetti è sempre competitivo, ma siamo di fronte a vetri di costruzione robusta, pensati per esserere usati tutti i giorni. Bravi, che dire di più: che se non avessi già svuotato il conto in banca per il 200-400/4 Nikon avrei guardato con seria cupidigia questo 120-300/2,8 OS. Too late! Il 35/1.4 invece è semplicemente fantastico. Se avessi un minimo interesse per questa focale, lo bramerei visceralemente.

Scatto di prova con il 35/1.4 diaframmato a f/2. Sì è vero c'è un bruttissimo flare sulle alte luci, ma segnalo che l'obiettivo
che ho provato presentava una bella ditata sulla lente frontale e chiedo venia, non avevo nulla per dargli una pulita! 

Non sto qui a descrivere con dettaglio gli altri stand della fiera, chi è interessato sul web può trovare di tutto e di più. Voglio però spendere due righe sugli spazi di contorno.

Pentax in orbita Fowa-NitalSony tutto bianco e algido.

Il mercatino dell'usato. Le bancarelle erano tante. Con tante cose che mi han fatto sentire vecchio. Sì perchè lì dietro ad una griglia da pollaio, sotto un pannello il plexiglass graffiato, giacevano oggetti che ricordo d'aver visto al centro della Fiera, al loro tempo. F4, F5, il Nikon Ais 500/4 P che ricordo d'aver fotografato in vetrina montato su un cavalleto con F4 in canna (era il 1990 o il '91). Ma l'occhio mi è caduto sul Nikon worst wide angle lens, il 18/2.8 AF-D. Ovviamente ho chiesto di provarlo. Un esemplare praticamente nuovo, con tanto di sacchettini di plasitca ad avvolgere obiettivo e paraluce. E tanto WORST non si è rivelato.

Scatto di prova con il vetusto Nikon 18/2.8 AFD. Diaframmato a 2.8 mi sembra che sia un bel vetro.
Molto meno bello il prezzo di vendita.

Worst era invece il prezzo richiesto: 850 Euro. Bravo! E' stato il commento che mi è scappato. Bravo perchè se riesci a prendere quella cifra per un oggetto di oltre venti anni fa, che non brilla per qualità assoluta, specialmente in accoppiata con le nuove digitali Full Frame, beh, se ci riesci allora sei proprio Bravo con la B maiuscola.

Le mostre: ce ne sono tante. Interessanti alcune, inutili molte, già viste altre.Per chi fosse curioso consiglio di osservare la bella galleria del mio amico Mauro (Rokkor) visitabile sul forum mscfoto. Onestamente Mauro ha reso un gran servizio a queste esposizioni, rendendole molto più affascinanti di quanto in realtà fossero
Personalmente son rimasto colpito dallo stand di Mondadori con le opere di Mario De Biasi. Esplorando la mostra mi soffermo su uno scatto non bellissimo, in assoluto, ma leggendo la didascalia di quella stampa bianco nero (digitale), mi commuovo. Sono le mani grosse e callose di un EROE del '900. Sono le mani di Walter Bonatti riprese nel 1963, mani che avevano già toccato le più ripide pareti delle alpi occidentali, il Dru, il Cervino, il Pilone Centrale del Bianco; mani che si erano scorticate con il canapone e con i cunei di legno.

Dalla galleria del mio amico Mauro ecco qui lo scatto che mi ha commosso. Grazie Mauro!

Leggo: “Opere in vendita”. Per farsi male vado a chiedere: “Signorina scusi, con opere in vendita significa che...?” e una coppia di bellissime giovanissime e gentilissime operatrici Mondadori mi spiegano “... ma che le vendiamo”. “Si, ok, va bene. Ma quelle esposte, o cosa?”. Mi spiegano che sono a tiratura limitata, numerata e firmata dallo stesso De Biasi. E qui comincia ad allontanarsi nello spazio, a sfumare nel vuoto, la mia ipotesi di appendere Bonatti in salone. Inoltre, aggiungono, proprio quelle esposte sono opere uniche. Ecco che la parete, sopra la credenza, rimane vuota. Ma, proseguono, c'è lo sconto fiera che è del 30% !! Ciumbia! Quindi il Bonatti lo porto a casa per soli 3000 Euro. Un affare! Ma sì tanto sopra la credenza del nostro salone ci vedo bene anche un bel paesaggio canadese di quelli che ho fatto lo scorso anno in Quebec. Mondadori tirerà avanti anche senza il mio contributo.
E qui e là, tra una mostra e l'altra, ci sono seminari, dimostrazioni di stampa, servizi stampa fine art e qualche stramberia e amenità.

Le stampe di elevatissima qualità Epson

Tra le più originali stranezze devo citare gli elicotterini per fotografia aerea, gagliardissimi, ma forse di difficile utilizzo in un paese che difende, per legge, tanti, tantissimi luoghi “sensibili” come la strategica linea ferroviaria Novara – Varallo, vulnus dei collegamenti del nord Italia. Mi soffermo ad un seminario sulla street photography tenuto dal simpatico fotografo Stefano Corso. Interessante e piacevole. Bravo. Unico neo, la location, martoriata dal tunz tunz della disco dance dello stand Canon, lì adiacente. Inoltre, un consiglio ai titolari dello stand di IMAGE Magazine: le foto alle pareti … possono distrarre.

L'interessante conferenza di Stefano Corso

Curioso invece lo stand dei lettori di portfolio, una batteria di tavolini di esaminatori ed esaminandi. Onestamente questa è una cosa che non capisco, è oltre le mie capacità di comprendonio. Perché la gente deve mostrare un portfolio ad un signore estraneo che, suppongo, sarà chiamato a produrre un qualche giudizio. Al di là dei titoli che l'esaminatore sicuramente vanta nel curriculum, a che pro tutto ciò? Se il giudizio emesso è negativo cosa deve fare il malcapitato, smettere di fotografare? E se è positivo, abbandonarsi alla professione? Tanti auguri! Scopro inoltre che esistono delle gare di Portfolio. A questo punto mi arrendo. Vengo catturato invece da una piccola edicola dove tale Settimio Benedusi è disposto alla qualunque, almeno così dice il cartello. Non me ne voglia Settimio, ma proprio non lo conoscevo. Sul web la ricerca mi ha condotto al suo sito. Ho visto i suoi soggetti: la svanzica è sempre un gran soggetto. Avessi saputo mi sarei messo in coda anch'io per chiedergli semplicemente : come hai fatto ?

Settimio e la sua edicola: un Grande!

Me ne vado dalla fiera non senza un passaggio da HF Distribuzione, dove una ragazza rossa di capelli e simpatica mi arpiona e riesce, senza difficoltà, a farmi comperare un libro. Beh brava lei come venditrice, ma ha avuto gioco facile perché il libro che ho adocchiato era Dies Irae di Paolo Pellegrin edito da Contrasto. Una raccolta di immagini da fucilata negli zebedei eseguiti magistralmente da, forse, il più potente fotografo italiano di guerra, e varie disgrazie umane, attualmente in attività. Effettivamente questa raccolta di Pellegrin è molto cupa, speravo di trovare qualche fotocolor di quelli che ho visto negli ultimi due lavori su NG Magazine, ma ho cercato invano. In questo volume Pellegrin non ha lasciato spazio alla speranza. E io ho tirato sul prezzo: sconto fiera e ci vediamo nel 2015.

Vergogna, senza appello

Questo blog dovrebbe parlare di fotografia ed attività all'aria aperta, ma quando è troppo è troppo.

Italia, un paese governato da Cialtroni.
Sì ho scritto cialtroni con la "C" maiuscola, perchè qui in Italia, per questa categoria umana, siamo i primi in classifica a livello mondiale. Nel giorno in cui dovremmo ricordare il grandissimo Pietro Mennea, che se ne è andato troppo presto, il mio lamento, il mio sbotto, invece si deve alzare per la vicenda tragica (e vorrei dire  anche comica se non ci fossero morti e prigionieri di mezzo) dei Marò italiani, restituiti come un pacco indesiderato, e con tante scuse, ad un destinatario quantomeno bizzoso. Sulla genesi della vicenda non voglio dire nulla, che già di per sé richiamerebbe l'appellativo di cui sopra, ma sull'epilogo di questa notte non si può tacere. Non posso tacere da italiano, moderato, non affiliato ad alcuna associazione, non sindacalizzato, insomma da libero cittadino, e con "cittadino" non voglio che si fraintenda una qualche mia parentela con movimenti più o meno stellati,  lontano da qualsiasi passione militarista, ho servito il mio paese come Obiettore di Coscienza, non posso passare oltre e non unirmi al coro pressochè unanime di biasimo che si sta alzazdo da tutto il nostro bello stivale peninsulare.
Personalemente  ho sempre portato rispetto e stima per chi, pur indossando una divisa ed imbracciando un fucile, sceglie di svolgere compiti di necessità inalienabile, mettendo a repentaglio la vita. Dai carrozzoni bianchi della missione in Libano (tra l'altro mi risulta che ci siano ancora Italiani di stanza a Beirut) al disgraziato Afghanistan, i militari italiani si sono sempre distinti. Sono "italiani", quindi disposti più alla parola che alla pistola.

Per questo ragazzo i Politici presenti si spellarono le mani applaudendo.
Un bell'ornamento per i discorsi ufficiali?

Allora se queste persone le applaudiamo nelle parate, le piangiamo quando cadono vittime di bombe vigliacche e innalziamo lapidi per non dimenticarci del loro sacrificio, COME CAZZO E' POSSIBILE RISERVARE LORO UN TRATTAMENTO COME QUELLO DI QUESTA NOTTE??

Ministri professori, eminenti studiosi della cosa pubblica, fini conoscitori delle pieghe (o piaghe) della nostra giurisdizione e di quella internazionale, è questo il meglio che siete stati capaci di fare?
Ora quei due nostri, ma soprattutto vostri (perchè siete voi a comandarli non certo io) Soldati, sono diventati ostaggio VERO in terra straniera, consegnati in cambio di che? Del passaporto di un alto funzionario italiano, bloccato a sua volta nel paese ospitante? Ma quando mai uno stato estero prende ostaggio un ambasciatore! E' roba da prima guerra mondiale!! Lo stato che fa un'operazione del genere si mette fuori dalla comunità internazionale, si svilisce davanti ad altri Stati ben più influenti del nostro. Ma ve le devo dire io ste cose, un ingengnere elettronico, che il diritto lo ha studiato per 7 mesi all'istituto tecnico, un milione di anni fa?? 
Cito, ma non commento, la rassicurazione ministeriale che garantisce che i nostri soldati non verranno passati per le armi: no comment.
Spero, mi auguro, che dietro a questo triste voltagabbana governativo ci siano elementi non noti a noi comuni cittadini, faccende che si svilupperanno in un tempo più lungo e che porteranno frutto. Lo spero, ma non ci credo. Troppe sono le prove di Cialtroneria che i dirigenti politici italiani hanno dato dalla fondazione, non della Repubblica, ma dello stato italiano qiundi da ben prima, da molto prima.
Mi unisco alla rabbia dei Marò e delle loro famiglie, Soldati abbandonati, e non è la prima volta che accade, dal loro Stato, burocrate e ottuso, Stato per il quale hanno servito e, ahimè, continueranno a servire oltre ogni ragionevole richiesta.

Un saluto a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone,
Soldati.






Notes for non Italian reader. --------------------------------------
First I want to declare that this blog is born to speak about photography but the last thing happened call a protest.

The story.
You know that 2 Italians soldier are accused from India government of a murder of two Indian fishermen on a offshore (international sea) fighting fire. The Soldier where boarded on an Italian cargo ship, to prevent pirate attacks, a very common plague in Indian Ocean. The true facts are controversial. After the offshore shooting the Italian ship was invited by radio message by official Indian Coast Guard to moor in an Indian port: Indians officers needed to ask to the Italian their testimony of the facts. When they landed, the Indians immediately arrested and jailed the two Italians soldiers (Marò, it's like Marine in US), accusing them of murder.

The last facts and the epilogue.
In March the Indian government agreed to let the Italians soldier return back to Italy, in order to allow them to vote in Political Elections (....). Then an Italian Foreign Minister declared that the soldiers would never return back in India 'cause India hadn't respected international sea agreement. IN reply to this, immediately India locked the Italian Ambassador passport, effectually arresting him. After that, the whole government got together in a night session and decided finally to succumb to the Indian's blackmail. The same night the Foreign Minister disposed the return of the Italian soldier in India. They leaved Italy this very morning.

My indignation and the reason for the Post.
I think, I believe, that the government of a Nation has the primary duty to defend his citizens. Moreover, if the citizen is a soldier, this duty become more stringent. In Italy is different. The soldiers are good as peacekeepers all around the world, are good for official parade, are good for Remember days, but when the case is difficult, the situation embarrassing, the soldiers systematically are Stateless and abandoned to their own destiny.The current story is a magnificent example of this behavior. Italy needs, as fast as possible, a switch-over in the ruling class. It is very difficult, but, you know, the time is over and this story is here to confirm.

Be patient for my poor English.

Vancouver Island

Dove il mare e la montagna si uniscono.
C'è un luogo al mondo dove un mare verde e pieno di vita, lambisce una costa frastagliata e selvaggia, dove profonde foreste di conifere crescono dal limite di marea fino alle cime innevate. E' una specie di Svizzera disabitata, con il mare a riempire i fondo valle e dove non è difficile incontrare un orso nero intento a sgranocchiare mitili mentre, in fronte a lui, si alza lo sbuffo di una balena grigia. La British Columbia e l'Isola di Vancouver in particolare sono questo straordinario pezzo di mondo.

In canoa a Quadra Island. Isola di Vancouver British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob. Nikon AF-S 17-35/2.8 ED, Fujichrome Sensia 100.

Già la città di Vancouver, appena sbarcati all'aeroporto, affascina chi proviene del vecchio mondo. La parete di pietre con cascata, decorata da totem Haida, è il biglietto da visita della British Columbia, un biglietto che proietta il viaggiatore in una dimensione a mezzavia tra Indiana Johns e Jurassik Park (avranno chiesto mica una consulenza a Spielberg?). Gli alti grattacieli di ferro e vetro, verde azzurri, svettano in ogni dove. Poi la strada si apre e appare il Lion Bridge. Attraversarlo di sera è uno spettacolo cinematografico. Ma oltre il fiume Fraser verso nord, non c'è più traccia di palazzi e grattecieli. Qui tra i boschi di conifere si celano migliaia di case basse, ville di legno in perfetto stile canadese. Qui passa la strada per lo scalo traghetti per Vancouver Island.

La città di Vancouver e la vetta del monte Baker visti dal traghetto per l'isola di Vancouver. Nanaimo British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob Nikon AF-I 300/2.8 ED-IF. Fujichrome Sensia 100.
Laguna di Parksville durante la bassa marea. Isola di Vancouver, British Columbia, Canada - Giugno.
Shoreline della laguna di Parksville. Isola di Vancouver, British Columbia, Canada - Giugno.
Limite del mare alla bassa marea. Isola di Vancouver, British Columbia, Canada - Giugno.
Laguna di Parksville. Isola di Vancouver, British Columbia, Canada - Giugno.
Kayaker nella Laguna di Parksville. Isola di Vancouver, British Columbia, Canada - Giugno.
Laguna di Parksville alla sera con marea crescente. Isola di Vancouver, British Columbia, Canada - Giugno.

L'Isola di Vancouver è enorme, le sue strade ampie e dolci sono un invito ad esplorarla, ma le distanze sono tali per cui le ore di auto si sprecano. Da Parksville a Telegraph Cove, a memoria, ci vogliono 4 o 5 ore di auto, rigorosamente a 90km/h: è necessario fare bene i conti. Per esplorare quest'isola e i mille isolotti che costituiscono l'arcipelago della BC costiera, una vita non basta. Nei pochi giorni della nostra permanenza abbiamo solo potuto cogliere la vertigine di opportunità offerte da questi luoghi. Qui sto mostrando solo qualche scorcio del lato orientale dell'isola, dove il mare che si insinua nel Johnston Channel a sud si allarga nel Georgia Strait. Qui la costa dell'isola è bassa e sabbiosa. Un paradiso per molluschi del fango e per le foche comuni. Sull'altra sponda del canale invece un arcipelago infinito di isole di granito e di fiordi si affacciano dalla BC continentale. Durante le variazioni di marea l'oceano crea forti correnti, fiumi d'acqua salata che si avvitano in gorghi impressionanti. Negli altri momenti della giornata invece è quiete, calma lacustre. In questi specchi d'acqua scura è un piacere navigare a bordo di un piccolo kayak marino, pagaiando osservati dagli occhioni scuri e curiosi delle foche comuni e dei leoni marini.

Tronchi lungomare, Georgia Strait Isola di Vancouver British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob. Nikon AF-S 17-35/2.8 ED, Fujichrome Velvia 50. Tripod Manfrotto 190 head Arca B1.
Airone lungo la costa del Georgia Strait.Isola di Vancouver british Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob. Nikon AF 180/2.8 ED. Fujichrome Velvia 50.
Aquile americane. Parcheggio supermarket di Parksville.Airone lungo il Johnston Channell, Parksville.
Foca Comune ripresa dalla canoa, Quadra Island, Vancouver Island British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob Nikon AF-I 300/2.8 ED-IF. Fujichrome Sensia 100.
Granite Bay, Quadra Island, Vancouver Island British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob Nikon AF-S 17-35/2.8 ED. Fujichrome Velvia 50.

Una delle tante Isole che strozzano il passaggio dell'oceano Pacifico, tra l'isola di Vancouver e la BC continentale, è Quadra Island. Completamente ricoperta di vegetazione, l'isola è collegata a Campbell River da un Ferry GRATUITO. La traversata del Johnston Channel dura una ventina di minuti e l'isola è comodamente esplorabile in automobile. Sono molte le strade, principalmente non asfaltate, che serpeggiano all'interno dell'isola. Noi ci siamo spinti fino a Granite Bay, attraversando boschi in ricrescita. Sì, perché tutta l'isola è soggetta a taglio periodico del bosco. Il legname è una voce molto importante dell'economia della BC. Anche se le foreste attuali sono la declinazione ridotta della Canopy originale, attraversando l'isola ci si rende conto di cosa doveva essere la foresta primordiale che copriva questi territori al tempo della prima colonizzazione.

Boschi e ruscelli nel cuore di Quadra Island, British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob Nikon AF-S 17-35/2.8 ED- IF, Fujichrome Velvia 50, Tripod Manfrotto 190 head Arca B1.
Boschi e ruscelli nel cuore di Quadra Island, British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob Nikon AF-S 17-35/2.8 ED- IF, Fujichrome Velvia 50, Tripod Manfrotto 190 head Arca B1.
Bosco di piante giovani.Quadra Island, British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob Nikon AF-S 17-35/2.8 ED- IF, Fujichrome Velvia 50, Tripod Manfrotto 190 head Arca B1.
Artiglio del Diavolo Quadra IslandGiovani alberi coperti di muschio

Piccoli torrenti, rossi tannino, attraversano questi boschi. In passato non c'era rigagnolo, corso d'acqua, torrente che non fosse interessato dalla risalita del Salmone del Pacifico (in tutte le sue sottospecie). Era proprio il salmone a rendere fertile questo sottobosco di humus in decomposizione. Le foreste primigenie  prosperavano grazie all'apporto di fosfati dispersi nella foresta dagli orsi e dagli altri predatori che si precipitavano sulle rive dei fiumi a prelevare pesci in risalita. Oggi di orsi neri ve ne sono ancora, anche su Quadra Island, ma di salmoni non più. Questo equilibrio spezzato ha portato ad un impoverimento naturale della foresta. I giovani wapity sanno comunque trovare erba fresca, magari nel prato di qualche villetta.

Un giovane cervo americano nel prato di una casa vacanze. Quadra Island Vancouver Island British Columbia, Canada - Luglio.
Nikon F4s, ob. Nikon AF-I 300/2.8 IF-ED. Fujichrome Velvia 50, car window.

La British Columbia e lo sfruttamento della risorsa forestale. Ma fino a quando??
La British Columbia, da oltre un secolo, esporta legname pregiato in tutto il mondo. Le infinite estensioni di Red Cedar e monumentali sequoie, che ai primi coloni sembrarono inesauribili, hanno subito il taglio metodico fin dalla metà dell'800. Tronchi enormi, mastodontici, sono stati abbattuti e trascinati verso il mare prima con l'ausilio paranchi a vapore poi con potenti trattori diesel (consiglio visita al museo di Campbell River). L'invenzione della praticissima e leggera sega a catena, con motore a scoppio, ha dato un'accelerazione formidabile alle attività di disbosco. Tutto questo, fino ad anni recenti, senza un minimo di pianificazione. Su Quadra Island non ho incontrato alberi enormi. Ho trovato però le tracce del taglio della foresta, tracce risalenti agli anni '50 o '60. I ceppi di grosse conifere sono lì, a centinaia, a marcire nel sottobosco. Su questi ceppi sono ancora visibili le tacche dove il boscaiolo inserì, più di 60 anni fa, l'asse d'appoggio. Oggi la foresta di Quadra Island appare la caricatura di quello che doveva essere già solo nell'immediato dopoguerra. La crescita delle conifere è lenta, lentissima, e la fame di nuovo legname sembra inesauribile. Così mentre mi aggiravo tra i tronchi in disfacimento nel un sottobosco umido, a pochi metri camion di trasporto legna rombavano sulla strada in terra battuta. L'uomo non si ferma. Mai.

In alcuni punti dell'isola di Vancouver la foresta è stata preservata. Certo non è facile imbattersi in mastodonti di 3m di diametro, ma almeno è possibile cogliere il significato di Foresta Pluviale Temperata. Le grandi sequoie e i colossali Red Cedar permangono nelle valli più nascoste e difficili da raggiungere. In altri luoghi, come nel parco nazionale del Pacific Rim, è l'uomo che ha deciso di fermarsi, salvando così questi frammenti di natura maiuscola. Ma tutto ciò è sull'altro versante dell'isola, lungo la costa del Pacifico. Argomento per un nuovo post!

Laura Fish and Chips 40$$ e Vale braghe corte