contro- intestazione

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La Val Grande ritrovata

Perché ritrovata? Perchè l'avevo smarrita, come ho perduto tante occasioni per vedere luoghi meravigliosi e tanto, tanto, vicini. Quindi ho colto l'occasione della bella gita organizzata da Fabrizio Burlone per la guida esperta di Pietro Pisano.

Colpo d'occhio sulla Val Grande di primo mattino. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF 35/2.

In questo inizio Maggio di primavera stentorea, è un piacere muovere il passo sui sentieri esposti di vallate di media altitudine come la Val Grande. A Giugno il sole diventerà un martello e quei bei pratoni in quota saranno una sicura graticola per i camminatori senza cappello. Una gita, questa di Fabrizio, votata soprattutto al Birdwatching. L'intenzione è quella di incontrare il gallinaccio delle nostre alpi, il pollastro nero più elusivo di un ricercato per mafia: il Gallo forcello (o fagiano di monte). Va da sè che in un luogo come la Val Grande questi rallidi siano presenti. Vederli, però, è tutta un'altra storia. Quindi carichi di ogni buona intenzione, oltre che di sacchi a pelo e biscotti, ci siamo inerpicati sulle pendici di questo parco nazionale di casa nostra fissando bene nelle nostre menti un'unica intenzione: vada come vada, speriamo che almeno non piova. 

La carovana in marciaSfioriamo delle abetaie fittissime
I boschi di Faggio lungo il sentiero. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF 35/2.
Sul sentiero per l'alpe, siamo praticamente arrivati La nostra guida, Pietro Pisano, conosce i nomi di tutti i rilievi. Di tutti.
Spiegazio di Pietro al bivio "tutte le direzioni"Fabrizio mostra segni di sfiducia per le previsioni meteo

Per avere qualche possibilità di vedere il Gallo forcello sono necessarie due condizioni. Per prima cosa occorre cercarlo nell'unico periodo dell'anno in cui è lui a farsi vedere, e questo avviene nella stagione degli accoppiamenti cioè una manciata di giorni di inizio primavera. Poi bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto, il che si traduce nell'individuare "un'arena di canto" ed essere in posizione prima del sorgere del sole. Detta così parrebbe cosa semplice, una cosa da minchioni (per dirla alla Camilleri, o come il mio collega Giuseppe). Mettere nella pratica questi intendimenti in realtà si rivela alquanto complicato. Infatti le arene di canto (per fortuna) non sono indicate su Google Maps. E c'è poi la faccenda dell'essere sul posto alle prime luci dell'alba che... non è poi così banale! Per questa ragione ci siamo affidati alla guida esperta di Pietro Pisano. Confesso di non esser tipo da "gita guidata", ma qui parliamo d'altro. Pietro è ben di più che una guida escursionistica, Pietro è una via di mezzo tra un trapper e uno giornalista reporter, innamorato pazzo della sua terra, con un bagaglio di conoscenze sulla storia di queste valli da fare chiudere, per manifesta incompetenza, Wikipedia. C'è da perdersi nelle vicende che da ogni sasso, da ogni dirupo, da ogni alpeggio abbandonato, saltano fuori. Beata ignoranza (la mia), che credevo la Val Grande una terra troppo impervia per qualsiasi interesse antropico. E' necessario che io legga il romanzo di Pietro sul Coda Rossa (cua rusa) personaggio tra mito e realtà che Pietro ha usato per raccontare un po' di Val Grande, forse anche con l'intento di rendere meno Bestie gli ignoranti come me. 

Il Bivacco dell'alpe Curgei. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon Ais 16/2.8 Fisheye.
La balconata dell'alpe CurgeiL'interno del bivacco
Differenze generazionali nel trascrivere appunti E ci siamo anche noi, che diamine!
Faggi in primavera. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF-S 70-200/2.8 VR II e ob. Nikon Ais 16/2.8 Fisheye.
I corni del nibbio nelle ultime luci del giorno visti dal bivacco dell'alpe Curgei. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF-S 70-200/2.8 VR II.

Per sperare di incontrare il galletto abbiamo fatto tappa presso il bivacco Curgei a 1330m di quota. E' una piccola struttura ricavata da una baita del vecchio alpeggio omonimo. Abituato ad altri generi di bivacco ho trovato questo rifugio comodo ed accogliente. Peccato che la sveglia alle 3.00 abbia fatto sì che ben poco si sia potuto godere di questo luogo ameno. Però lo spettacolo delle ultime luci del giorno alle spalle delle dentellature dei Corni del Nibbio, già da solo ha ripagato lo sforzo equino del trasporto del mio zaino ingiustificatamente pesante.

Cena frugale. Alpe Curgei, PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF 35/2.
Sono le 4.30 e sta iniziando ad albeggiare Ma arriviamo in cima prima dell'alba
Eccoci in cima in attesa del sole. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF 35/2.
La Val Grande effettivamente è disabitata. Solo Cicogna brilla come ultimo avamposto. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF 35/2 (ISO 6400).
Luci prima dell'alba. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF 35/2.
Il golfo Borromeo. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF-S 70-200/2.8 VR II.
Il sole appare finalmente (fa un po' freddo). PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF 35/2.
Cime del vicino Vallese. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF-S 70-200/2.8 VR II + TC17.
Il magnifico Monte Rosa. Non riuscivo a staccare lo sguardo. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF-S 70-200/2.8 VR II.

Dopo un'arrampicata notturna di un'ora e mezza, seguendo la lucetta fioca del capofila, la conquista del crinale nelle prime luci deboli dell'alba, devo ammetterlo, ha fatto passare a me e a mia moglie Laura ogni interesse per il pollo nero e canterino. La magnificenza della luce del primo mattino che illumina le creste ghiacciate del monte Rosa, della Wiessmiess e di tutti quei becchi svizzeri all'orizzonte, ci ha catturato oltremisura. Se il pollastro mi si fosse posato sulla spalla, giuro non me ne sarei accorto (beh, anche il sonno aiuta). Il nero profondo della notte della Val Grande disabitata è una veduta di estrema rarità in Italia. Solo l'estate scorsa in Gaspesie, Quebec, abbiamo visto qualcosa del genere. Ma qui appena a sinistra, oltre il versante, c'è la città di Verbania, illuminata quasi a giorno. Che contrasto con le quattro luci di Cicogna!
OK, va bene, per la cronaca lo devo dire: sì la gallina si è fatta vedere. Animale bizzarro e noiosetto, credo che questo sia il giudizio della femmina di Gallo forcello nei confronti del maschio. Veramente petulante e quasi ridicolo nella sua danza nuziale, il maschio di gallo forcello si fa notare, e sentire, a parecchi metri di distanza. Non ho messo foto? E sì non ne ho fatte di foto, perché quei metri erano davvero tanti, troppi. Ma va bene così, sul web di foto del forcello ce ne sono milioni. Io e Laura abbiamo avuto il privilegio di assistere alla danza di un superstite, un animale relitto di glaciazione, un sopravvissuto alle doppiette e ai lacci. Vorrei tornare ancora su queste creste, tra un po' d'anni, per trovarci mandrie di Galli forcelli, come dovrebbe essere e invece non è. Ma io sono speranzoso di natura.

La foresta sul versante meridionale del PN della Val Grande. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF-S 70-200/2.8 VR II.
Guida sicura cammino certo. PN della Val Grande (VB) - Maggio.
Nikon D700, ob. Nikon AF 35/2.

E' stata una bellissima escursione, ringraziamo quindi in primis Pietro, formidabile guida e conoscitore di queste valli impervie che oggi sono, fortunatamente, tornate ad essere selvagge. E poi un  forte grazie va a Fabrizio che sa concretizzare rapidamente idee trasformandole in incontri reali. Alle volte ci va così poco (lo sto dicendo a me). Infine un saluto al giovane Luca che, cribbio, le osservazioni che segnala, le fa per davvero!! 

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Note fotografiche.
Stavolta ho portato proprio il minimo indispensabile. Nemmeno ai tempi della pellicola uscivo con una macchina sola! Ma in quest'occasione ho ridotto il peso all'osso, anzi meno. Quindi ecco ricomparire il vecchio Nikon AF 35/2, un cavallo da tiro dei miei anni '90, in accoppiata con il nuovo 70-200/2.8 VR II e l'antico (un vezzo) Ais 16/2.8 Fisheye. Il tutto sulle spalle della sola D700 a cui ho chiesto il limite dei 6400 iso, perché nella fioca luce dell'alba qualcosa già si vede (e l'f/2 del 35 ha dato un aiuto essenziale). Ciò nonostante il mio zaino pesava come il boia, e mi mancava una macchina. E un cavalletto serio. Insomma, tocca rimettere in forma questo mio fisico molliccio!

Gli arnesi ridotti all'osso.

La Palude di Casalbeltrame, un'oasi dispersa tra le risaie

La linea di verde è l'Oasi di Casalbeltrame

Piccola guida alla Palude di Casalbeltrame.
Un tempo il territorio che si estendeva tra i fiumi Ticino e Sesia, era un impenetrabile intrico di foresta paludosa. Parlo di un tempo assai remoto, quando probabilmente l'Uro ancora pascolava nelle pianure continentali e, un bel po' più a nord, il Mammuth girava le zolle di tundra. Sì, poi i Romani han disboscato, quindi la foresta è ricresciuta e nel tardo medioevo la sega è tornata a fare spazio. Spazio che oggi è mantenuto perfettamente sgombro dalle livelle a guida laser con cui operosi agricoltori del 21esimo secolo mantengono “in bolla” i campi votati alla coltura del dio Riso. Miracolosamente, per una congiuntura astrale, gli abitanti delle frazioni di Casalino, Casalbeltrame e Biandrate hanno conservato un frammento di quella palude. E' l'oasi di Casalbeltrame, pochi ettari di bosco di ripa attorno ad una pozza d'acqua alimentata dalla linea sorgiva che, qui e là nel territorio circostante, talvolta affiora. Ovviamente c'è una ragione ben precisa che spiega la sopravvivenze di questo pantano boscato. Trattandosi dell'unico specchio d'acqua di dimensione significativa presente in zona, da sempre ha attratto numerosi uccelli di passo e stanziali. Tra questi, le anatre. Devo spiegare quanto sia stata importante la selvaggina, per il suo apporto proteico, nella magra dieta dei contadini della pianura padana? Credo proprio di no.
La palude a fine estate
Germaname

Ebbene, questa pozzanghera verde ha superato il dopoguerra ed è arrivata fino a noi e oggi è area protetta dalla regione Piemonte, che ha eseguito l'esproprio nel '91, un'oasi importantissima per l'avifauna locale e di passo. Infatti la Palude è l'unico ambiente boschivo acquitrinoso presente nel quadrilatero rinchiuso a Sud dal fiume Po, a Est dal sistema Agogna - Terdoppio - Ticino, a Ovest dalla Sesia – Elvo e infine a Nord dall'arco alpino. I migratori che seguono le due aste fluviali del Ticino e della Sesia, prima o poi vi si imbattono e vi trovano il ristoro necessario. Dico questo con ragion di dati, in quanto la Palude è divenuta, da diversi anni, Stazione di Inanellamento. Le informazioni ottenute dalla cattura e dal rilascio dei volatili sono state veramente sorprendenti. Alle migrazioni locali (sono molti i piccoli pennuti che scendono dalle montagne verso il piano per scampare i rigori dell'inverno) si sono registrati i passaggi delle grandi migrazioni, di quelle di specie che qui da noi sono veramente un evento, ma che ancor più affascinano se si pensa che vanno e vengono dal circolo polare artico fino a sud del deserto sahariano.

In concreto: che c'è da vedere?
Qui a Casalbeltrame effettivamente è possibile “vedere” tutti gli Ardeidi italiani, una notevole quantità di rapaci (falco di palude, albanelle, lodolaio, poiana .. il pescatore), qualche rallide come il porciglione, molte specie di anatre, l'immancabile Martin pescatore e tante specie di piccoli uccelli, tanto piccoli quanto elusivi. Ma, se si ha troppa fretta, è anche possibile venir via dopo aver intravisto solo 2 germani a 400 metri. Casalbeltrame non è un Torrile in miniatura o una succursale di Racconigi; no, Casalbeltrame è un laboratorio spontaneo a disposizione dell'avifauna e NON dei desideri fotografici.

il Bianco Maggiore
C'è anche il Cenerino

Quindi calma, coraggio e intendiamoci: a chi interessa fare delle foto, possibilmente decenti, in questo luogo serve solo un po' di pazienza, una piccola dose di fortuna, non molta lo assicuro, e mantenendo il più religioso silenzio, prima o poi qualcosa accadrà. Fosse solo un bel germano adulto che decide di rassettarsi il piumaggio proprio davanti al nostro teleobiettivo, o una minilepre che, curiosa, ci arriverà alle spalle, qui alla Palude il movimento è garantito. Ovviamente in funzione della stagione, ci saranno più o meno opportunità per scattare. Non solo, durante l'arco della giornata vi sono momenti molto più interessanti di altri. Le ultime ore di luce della giornata, in qualsiasi periodo dell'anno, qui a Casalbeltrame possono essere molto produttive. I cormorani e gli Ibis sacri si radunano sugli alberi dell'isolotto per passare la notte. Così fanno anche gli aironi, che però prima di andare a dormire passano qualche momento, zampe a mollo, acquartierati in gruppo compatto sulle rive dell'isola al centro del laghetto.

folaga e caballero
Cavalieri e Bianchi maggiori.
Nutria alla toilette e minilepre nel capanno

Cosa Serve per fare delle foto a Casalbeltrame.
Almeno 300 mm, su formato DX è meglio, e un treppiede. I migliori punti di osservazione sono distribuiti lungo un camminamento continuo posto sul lato Ovest della palude. Consiglio di organizzarsi bene per trasportare l'equipaggiamento: uno zaino è l'ideale, gambe in spalla e via, ci son 250 – 300 metri da percorrere. Purtroppo quello che era nato tre anni fa come Tunnel Fotografico, cioè un lungo capanno coperto e chiuso lungo la sua intera lunghezza, non ha retto bene gli eventi atmosferici, tipicamente le nevicate e il conseguente scioglimento. La struttura è ancora in piedi e in qualche modo è ancora utilizzabile. Qualche fotografo volonteroso ha recentemente aggiunto delle coperture in pvc nero per ridurre la trasparenza delle protezioni in cannuccia, ma nel complesso è utile portarsi appresso qualche telo protettivo e delle mollette per fissarlo ai supporti, in modo da sopperire alle mancanze del nascondiglio fisso. Utilissimo anche un seggiolino. Infine sul lato nord della riserva c'è un ampio bosco di alto fusto, un intrico di rami in cui trovano rifugio picchi, ghiandaie e i piccoli volatili che tanto fanno impazzire qualunque autofocus, oltreché far perdere la pazienza al fotografo. Anche qui un breve appostamento con rete mimetica può regalare simpatiche sorprese.

Il Tunnel Fotografico dopo tre anni di servizio

tuffetto e spuntino