contro- intestazione

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Nikon ED AF-S 600/4 VR - G

Premessa.
Il Nikon 600/4 Afs VR è stato il primo 600 mm di Nikon ad offrire la stabilizzazione ottica. In due decadi di riprese con lunghi obiettivi ho sperimentato quanto sia fondamentale ricorrere a qualunque strumento utile a ridurre la perdita di nitidezza dovuta al micro mosso.

Nikon AF-s 600/4 VR-G con piede corto e paraluce montato.
Nikon AF-s 600/4 VR-G con cappuccio e protezione paraluce e il suo baule di serie.
Nikon AF-s 600/4 VR-G

Le considerazioni che seguono nascono dalle mie esperienze di frequentatore di boschi, in condizioni mai comode (in termini di luce e di logistica), contesto in cui è alquanto raro disporre di tempi di otturazione intorno al 1/1000, da qui l'evidenza di quanto sia (ed è) cruciale la funzione VR su ottiche lunghe come il Nikon 600/4 VR, ma non solo: tutte le descrizioni di dettagli che riporto in questa pagina sono incentrate sul mio modo di usare un supertele. Fotosport, siete avvisati.

Cosa c'è nella scatola di cartone.
C'è un baule, in cui trovano posto l'obiettivo, i suoi paraluce (montati rovesciati), il cappuccio soffice, la cinghia di trasporto a spalla, il piede corto di ricambio e un bel libretto di istruzioni piuttosto corposo. L'obiettivo viene imballato in fabbrica in un modo decisamente complicato. Di fatto è tutto avvolto in strisce di plastica e cartone, quindi inserito nell'alloggiamento del baule. Ho tribolato un po' per liberarlo da questi bendaggi di sicurezza.  Dico subito che il manuale si spertica in indicazioni di scarsa attinenza con l’uso per il quale questo obiettivo sarà destinato, in pratica è un libretto che non vale la carta su cui è stampato. Ad esempio sull'utilizzo della funzione VR (di cui si parla più avanti), Nikon propone un grafico e poco più, lavandosi le mani del lavoro dei suoi ingegneri. Secondo me Nikon ha un problema nella divisione documentazione. Detto questo veniamo al dunque: Nikon ha introdotto delle novità significative su questo vetro, rispetto al precedente AFS II. Riassumendole per punti:
  • Scomparsa dell’amata ghiera dei diaframmi:l'obiettivo è un G!
  • Stabilizzatore ottico di nuova generazione VR II.
  • Schema ottico riprogettato con nuova lente frontale a menisco e trattamento Nanocrystall del gruppo posteriore per diminuire i riflessi tra lenti e sensore.
  • Diminuzione della minima distanza di messa a fuoco, ridotta a 4,8m.
  • Alcune variazioni costruttive, quali una migliore finitura della parte in gomma del paraluce più esterno e una guarnizione di guardia alla baionetta. 

 Nikon AF-s 600/4 VR-G,, targhetta obiettivo e selettore VR.

Qualche numero per rendere un po' l'idea.
In tanti sognano, e ci sono passato anche io, di metter le mani ed avere a disposizione un bolide come il Nikon 600/4. Ma i desideri è bene che vengano mediati attraverso una sana ponderazione delle necessità e dei fattori limitanti, dei pro e dei contro insomma. Quindi per dare qualche elemento di sostanza, riporto qui alcuni numeri relativo ad un oggetto che sarà destinato ad essere trasportato in uno zaino, sulle spalle, magari accompagnato da un treppiede degno di cotanta massa e mole. I numeri che riporto non sono quelli della tabella Nikon presente in fondo all'opuscolo obiettivi, ma sono quelli che ho letto sulla bilancia e ho misurato con il metro dell'obiettivo in assetto di trasporto.

Peso in ordine di marcia.
  • Obiettivo con piede corto + piastra Wimberley P50 + paraluce + cappuccio + imbottitura ferma paraluce + D3: 7,3 kg
Ingombro da trasporto
  • Lunghezza con paraluce retratto e cappuccio + D3: 53 cm
  • Lunghezza con paraluce completamente esteso + D3: 70 cm
  • Ingombro altezza: piede corto + piastra  Wimberley P50 + D3: 24 cm

Insomma si tratta di un oggetto un po' "invadente". I suoi pesi e dimensioni non sono tali da essere trascurati, in altre parole l'uso di questo obiettivo conduce ad una pianificazione. Nella pratica una giornata di riprese con il 600 mm gira intorno a questo vetro qui. Una volta montato sul treppiede, saranno possibili pochi spostamenti in fin dei conti il 600/4 non è un obiettivo da passeggio.

Per descrivere un po' l'oggetto.
Il paraluce è in 2 parti in fibra di carbonio, leggerissimo ma anche delicato. Il barilotto è verniciato come le ultime serie di obiettivi Afs, il che allontana molto, ahimè, dal senso di robustezza e durevolezza del vecchio 600/4 AIs (era un carro armato!).

Pulsanti e comandi: la ghiera di messa a fuoco è morbida e fluida e, con AF attivo, basta un leggero tocco per prendere il controllo del fuoco manuale. I pulsanti per le modalità di AF di VR sono sul lato sinistro dell'obiettivo, pensate quindi per essere manovrate con la mano sinistra. Purtroppo e occorre avere le mani nude per comandarli. Accidenti, sulla serie AF-I il limitatore é bello grosso, riesco a manovrarlo con le MOFFOLE!!

Nikon 600/4 AF-S VR G, paraluce in carbonio
Nikon 600/4 AF-S VR G, selettori di controllo

Le Prestazioni: questo obiettivo non è un fondo di bottiglia.
E ci mancherebbe, dirà chi non ha mai a vuto a che fare con obiettivi un po' particolari come questo. In verità questo tipo di obiettivo tocca, ancora oggi, il limite costruttivo delle produzioni ottiche industriali. Il gruppo ottico anteriore è il più grande che venga prodotto su "media" scala. E' comprensibile quindi che ci sia, in questa esasperazione, una qualche limitazione nelle caratteristiche ottiche generali. Avere quell'f/4 a 600mm da qualche parte si paga. Così era in passato, perchè devo ammettere che il Nikon 600/4 AFs VR-G non delude affatto le aspettative. La nuova costruzione ottica, in unione con il trattamento di copertura “N” ai nanocristalli del gruppo posteriore e il dispositivo VR, marca la differenza con il passato. Indipendentemente dalle caratteristiche ottiche proprie dell’obiettivo si deve tenere ben presente che per lunghezze focali elevate esistono 2 fattori di riduzione dell’incisione delle immagini:
  • Mosso o micro-mosso;
  • La “qualità” dell’aria;
Il devastante micro-mosso lo si combatte con un buon stativo e, oggi, con il VR. Sulla qualità dell'aria invece c'è ben poco da fare, non resta che minimizzarne lo "spessore". A meno di situazioni ottimali dove l'aria risulta calma (non stratificata in zone a densità differente) e limpida (senza sospensioni di polveri o umidità). In queste condizioni "felici" il Nikon 600/4 AF-s VR II dimostra di essere in grado di affrontare bene le riprese di paesaggio, come del resto lo erano anche le precedenti versioni autofocus (lontano è il ricordo di supertele fiacchi  nelle riprese all'infinito e molto buoni in quelle a media - breve distanza). Detto questo, il 600 di Nikon è in grado di dare delle ottime immagini al livello dello storicamente più performante 500/4 e in grado di competere con il più nuovo 800/5.6. In tutta franchezza io devo leggere i dati exif per sapere se quel particolare scatto l'ho fatto con il 600/4 G o con il vecchio, ma spettacoloso, 300/2.8 AF-I.

Cime del gruppo del Gran Paradiso, Parco Nazionale Gran Paradiso Valnontey (AO) - Giugno.
Nikon D3, ob. Nikon AF-s 600/4 VR-G, monopod Gitzo GM2541. Exp: 1/3000 f/4 @ ISO 200, VR OFF.

L'Autofocus è un aiuto veramente importante.
L’AF del 600 Nikon AFs VR-G è veramente rapido, preciso e silenzioso. Meglio su D3, ma decisamente buono anche su D300. Il limitatore ha solo 2 posizioni: full e 10 - oo. Mi sarei aspettato anche un range intermedio tipo 10 – 5, in effetti nell'uso, pratico, grazie alla velocità dell'AF, non se ne sente la mancanza. Contrariamente a quanto afferma il bizzarro libretto di istruzioni l'AF funziona, e piuttosto bene, anche con il TC17.

Seguono alcuni scatti per rendere un po' l’idea. Sulle foto qui pubblicate (scattate TUTTE  nei dintorni di casa) non ho applicato alcuna maschera di contrasto di nitidezza. Il RAW è stato convertito in JPG e quindi salvato per il web, quindi in effetti valgono per quel che valgono. Le immagini di questi esempi sono realizzate tutte con diaframmi aperti (4 e 5.6) dove probabilmente il 600 Nikon dà il meglio di sé.

Airone rosso, Sozzago (NO) - Aprile.
Nikon D300, ob. Nikon AF-s 600/4 VR-G, Beam bag car window. Exp. 1/2000 f/4 @ ISO 800, VR OFF.
Ripresa da finestrino auto a distanza di 35 metri circa.
Garzetta in caccia, Parco delle Lame del Sesia, San Nazzaro Sesia (NO) - Luglio.
Nikon D3, ob. Nikon AF-s 600/4 VR-G,, Gitzo GT3541LS testa Arca B1 + Wimberley  Sidekick SK100. Exp. 1/3000 f/5.6 @ ISO 400, VR OFF.
Ripresa da capanno di fortuna ad una distanza di 10 metri circa
Fagiano, Sozzago (NO) - Aprile.
Nikon D3, ob. Nikon AF-s 600/4 VR-G, bean bag car window. Exp. 1/180 f/4 @ ISO 1600, VR ON Normal.
Ripresa dal finestrino auto ad una distanza di 10 metri circa
Ibis Sacro, Casalbeltrame (NO) - Aprile.
Nikon D3, ob. Nikon AF-s 600/4 VR-G, Gitzo GT5541LS Photo Clam PC74BNS, sidekick SK100 Wimberley.
 Exp. 1/750 f/5.6 @ ISO 800, VR off. Ripresa da una distanza di 30 metri circa.
Lepre, S.Bernardino (NO) - Aprile.
Nikon D3, ob. Nikon AF-s 600/4 VR-G, Gitzo GT5541LS Photo Clam PC74BNS.
Exp. 4000 ISO 1/60 f/4, VR ON. Ripresa da appostamento ad una distanza inferiore a 10 metri.
Gruccione, Pagliate (NO) - Luglio.
Nikon D700, ob. Nikon AF-s 600/4 VR-G, + Nikon TC17 , Gitzo GT5541LS Photo Clam PC74BNS.


Riduzione delle Vibrazioni: VR.
L’attivazione della funzione VR è controllabile da una ghiera posta sul barilotto obiettivo, prima dei selettori. Con la mano sinistra, senza necessariamente cercarla a vista, si riesce ad individuarla facilmente. Per l'inserimento del VR occorre premere un pulsante di sicurezza posto sulla medesima ghiera (e cade proprio ad altezza pollice sinistro), quindi ruotarla in senso antiorario. Si avverte l'inserzione del dispositivo, perché il gruppo ottico di compensazione vibrazioni si porta in posizione. Il già citato selettore di modalità “Normal/Tripod” è invece molto, molto piccolo quindi è decisamente complicato riuscire a cambiare modalità in fase di ripresa. E sarebbe importante, perché il VR sul 600 è un aiuto che è necessario dominare, altrimenti si sprecano occasioni e scatti!!
Alla pressione sul pulsante di scatto i motori VR si attivano e si percepisce un click e un lieve ronzio con conseguente movimento del gruppo ottico di stabilizzazione. Questo fatto mi ha procurato qualche grattacapo. Pensavo che il mio 600 fosse difettoso, ma sia Pravo, che LTR, che Bames (sì li ho girati tutti, non ci dormivo la notte), mi hanno confermato che è assolutamente normale.
Partendo dal presupposto che è piuttosto irrealistico utilizzare il 600 a mano libera, si pone il problema di che tipo di funzione VR utilizzare: Normal o Tripod? La ricca documentazione di Nikon a riguardo è imbarazzante. A pagina 152 del manuale compare un grafico ove l'asse Y rappresenta la frequenza delle vibrazioni di mosso mentre l'asse X riporta l'ampiezza delle medesime. Dal disegno risulta che per vibrazioni ad elevata frequenza e stretta ampiezza (tipiche di un cavalletto ben serrato) si deve usare la modalità Tripod. Negli altri casi Nikon raccomanda il Normal. Ma quali sono gli altri casi?
  • La ripresa a mano libera, o con il monopiede, che sul manuale Nikon è definito come “cavalletto con una sola gamba” (ma chi traduce sta roba?).
  • Le riprese panoramiche da cavalletto.
Ci crediamo. La documentazione non aiuta di più, quindi ho fatto delle prove e sono giunto a delle conclusioni pratiche non molto dissimili (ma certamente meno complete) di quelle del compianto Fritz Poelking che, armato di pazienza e buona volontà, tabulò tempi di scatto limite in funzione della macchina usata e del cavalletto. Sì, perché ogni cavalletto ha la sua cedevolezza alle vibrazioni, dipendente dal “grado di apertura” e di estensione delle gambe oltre che, ovviamente, dal terreno su cui è piazzato. Inoltre le prove dipendono anche dalla fotocamera utilizzata, ciò si riassume in una mole di prove che francamente demoralizza. Ma un riferimento è necessario.
A grandi linee, con un cavalletto pesante quale un G5 Gitzo in alluminio, con una testa robusta (io uso una Photo Clam PC74BNS), con gambe non estese e divaricate all'angolo minimo, appoggiando su terreno solido (terriccio battuto o sassoso) ho notato che conviene usare:
  • VR ON Tripod: per soggetti statici con tempi più lenti del 1/60” con testa ben serrata e scatto a filo..
  • VR ON Normal: con l'uso di monopiede o su treppiede per soggetti in movimento con tempi più lenti del 1/60” e con testa aperta, ma frizionata per seguire il soggetto.
  • VR OFF: per tempi pari o più brevi del 1/250".
Preciso che la funzione VR Normal l'ho testata con fotocamera D3 e scattando impugnando la fotocamera con la mano destra e appoggiando la sinistra sul piede del teleobiettivo. Riporto i risultati di una serie di prove effettuate sulla funzione VR Normal in condizione di ripresa “tipo”: fotocamera Nikon D3, cavalletto Gitzo Studex G5 in alluminio e testa Arca Swiss B1g (o l'equivalente Photo Clam  PC74BNS) solo frizionata (non serrata) il tutto su terreno duro, liberato dal fogliame.

Assetto e foto di prova per test VR Normal.

Seguono i crop 100% di una porzione centrale dell’inquadratura. Non ho volutamente fatto ricorso al sollevamento specchio e a scatti a filo in quanto volevo riprodurre le condizioni di un appostamento tipico. Seguono quattro scatti significativi (cliccare sulla foto per ingrandirla).


Risulta evidente come l'effetto di compensazione delle vibrazioni fornisca buoni risultati con tempi lenti. Lo scatto con tempo rapido di 1/250 mette in luce il limite di questa stabilizzazione, infatti lo scatto senza VR risulta leggermente più nitido.

Le mie Conclusioni sul VR.
Da queste prove balza all'occhio che il 1/250” è un tempo di confine: è la zona d'ombra del “che faccio?” Cerco di stare lontano da questa soglia. O giù o su. Per il formato DX effettivamente occorre applicare il coefficiente di amplificazione 1.5x, quindi il tempo limite diventa il 1/500”. Da qui, e per tempi più lenti, il VR NORMAL serve eccome.

Operativamente agisco così: il cavalletto lo utilizzo con testa non serrata, ma solo frizionata. Mano destra sulla macchina e mano sinistra sul piede del tele a controllare il movimento dell'obiettivo sulla sfera. Se utilizzo la Sidekick, la mano sinistra è sopra il tele e fornisce ulteriore stabilizzazione. Inserisco il VR Normal solo se oltrepasso i limiti sopraddetti, altrimenti è escluso. Devo ammettere che la pratica mi ha indicato che nel dubbio, in generale, è meglio inserire il VR anche nella zona di confine.

Il VR Tripod non lo uso, infatti da altri scatti di prova eseguiti dentro casa risulta che è possibile eseguire la posa B con il 600 utilizzando l'alzo specchio e lo scatto a filo. In questa modalità si ottengono gli stessi risultati sia con VR OFF che con VR TRIPOD attivo!! Quindi, per le pose davvero LUNGHE dell'ordine del 0.5 sec o oltre: VR OFF specchio alzato e tele scatto.

Lepre variabile ripresa a distanza di 20 metri circa. Ukonjarvi Lapponia finlandese - Agosto
Nikon D3 Nikon 600/4 AFs VR, Manfrotto 055 testa Arca B1 non serrata. Exp: 1/60 f/4 @ ISO 1600, VR ON Normal.

Il piede di Supporto Obiettivo, una faccenda seria.
Per il blocco del tele sulla testa del treppiede, la scelta di quasi tutti i fotonaturalisti ricade sulle piastre di attacco rapido stile Arca Swiss. Molti acquistano il piede ribassato della Wimberley o della Really Right Stuff in sostituzione del piede fornito di serie (troppo alto per i miei gusti). Questi costosi accessori dispongono già della guida a coda di rondine adatta all’attacco rapido Arca. Possedendo già una piastra P50 di Wimberley, che usavo sul precedente 600/4 Ai s, ho montato il piede corto fornito come accessorio nella confezione del il tele, e ad esso ho fissato la piastra P50. Purtroppo il piede corto dispone di un solo foro filettato quindi, per evitare rotazioni della piastra, ho fissato 2 delle 4 viti di fermo che Wimberley fornisce con la P50 proprio per questo scopo. Con questo assetto l'obiettivo risulta ben bilanciato con tutte le fotocamere di una certa “pezzatura”.

Piastra Wimberley P50 e piede corto

Nikon AF-s 600/4 VR con Nikon D700 su Gitzo GT5541LS  head Arca Swiss B2


Quale treppiedi per un tele così?
Quando si cerca il corretto abbinamento tra lunghi tele e treppiede gli elementi di decisione sono legati ai parametri:
  • Lunghezza focale;
  • Peso totale di obiettivo e fotocamera;
Non si possono separare questi due fattori. Ho potuto sperimentare direttamente come un treppiedi dotato di una buona testa sia un ottimo stativo per lunghezze focali anche elevate, 500 - 600 mm purché il peso da sostenere non superi i 4 Kg. Il Manfrotto 055, ma anche il più piccolo 190, accoppiati a teste quali la 488 sono validissimi stativi per pesi non superiori ai 3,5-4 Kg. Con treppiedi di tale fattura si gestisce benissimo un 300/2.8 con moltiplicatore. Le cose cambiano quando il peso complessivo supera abbondantemente i 5 Kg. Con il 600/4 Nikon Ai s, con cui ho avuto anni di frequentazione, la ricerca di stabilità mi ha condotto all’utilizzo di un possente Gitzo Studex G5 (oggi prodotto con nome G1504) senza cremagliera e armato della robustissima testa a sfera Arca Swiss B1g (oggi non più prodotta). Con questa “scogliera” di alluminio potevo sperare di ottenere qualche scatto nitido al 1/30 s (e con la pellicola questi tempi di otturazione erano di frequente uso). Il Manfrotto 055, pur armato con testa Arca Swiss B1, non era in grado di fornire la stessa prestazione. Ora con il nuovo 600 Nikon, grazie al VR, le cose sono drasticamente cambiate. Il Manfrotto 055 e la piccola Arca Swiss B1  ritorna ad essere una valida scelta.
Se però si vuole investire qualche soldino in più, e alleggerirsi nel carico, consiglio vivissimamente il Gitzo GT3541LS armato di una buona testa a sfera quale la nuova Arca Swiss Z1 o le RRS dal profilo molto basso. Per condizioni più impegnative, lunghi appostamenti in condizioni di luce non delle migliori, il vecchio Gitzo Studex G5 rimane il riferimento. Recentemente, causa avanzare dell’età, l’ho sostituito con il più leggero e assolutamente equivalente Gitzo GT5541LS in carbonio accoppiato con la testa Photo Clam PC74BNS equivalente alla Arca Swiss B1g ora non più prodotta.

Nikon D3 e Nikon 600 AF-S VR su Gitzo GT5541LS e PC-74BNS.
Campello Monti, Valle Strona (VB) - Dicembre.
Nikon D3 e Nikon 600 AF-S VR su Manfrotto 055 e Arca Swiss B1.
Sale Porcu, Oristano - Giugno.
Nikon D500 e Nikon 600/4 VR su Gitzo GT3541LS e Arca B1.
Montresta, Bosa (OR) - Giugno

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Il monopiede, note di utilizzo pratico.
A chi dice che è comodo solo per foto allo stadio o in pista, rimando agli ormai datati, ma sempre bellissimi scatti di Norbert Roesing che armato di Canon F1 e FD 500/4,5 ha immortalato il selvaggio Canada artico su KPR25 (!!). Ricorro al monopiede in tutte quelle situazioni dove, giocoforza, il cavalletto non può essere trasportato. Lunghi trekking o riprese in condizioni ottimali che consentono il ricorso a tempi rapidi. Il VR aumenta le possibilità di impiego di questo supporto: il capriolo della foto seguente, grazie al VR e agli ISO della D3, è stato immortalato a 1/90 f/4 @ ISO 2000, da monopiede, ovviamente. Dopo anni di monopiedi cedevoli o “svitevoli” sono approdato al Gitzo GM2541, leggerissimo e molto robusto: tanto da sorreggere stabilmente gli oltre 7Kg di 600mm e fotocamera.

Nikon 600/4 AFs VR - G su monopod Gitzo GM2541.
Capriolo, Riserva La Fagiana Parco del Ticino (MI) - Giugno.
Nikon D3, ob. Nikon 600/4 AF-S VR G, monopod Gitzo GM2541. EXP:1/90 f/4 @ ISO 2000 VR ON Normal.


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Imballaggio e trasporto.
La cassa da morto, tanto cara ai Nikonisti come me, con il suo bel color beige sabbia la lascio nello sgabuzzino. Vale un patrimonio (vedere il listino): la conservo come una reliquia. Faccio notare che Nikon ha smesso di personalizzarla: adesso fuori c'è scritto solo il modello di baule. Economia di scala? La borsa in cordura Nikon CL-L2 è fatta bene e non si tratta di un accessorio esornativo: è necessaria. Consente di trasportare il tele, specialmente in aereo, con notevole comodità e sicurezza. Inoltre nel kit della borsa sono contenuti diversi cuscini di riempimento, per adattare la borsa a tutta la serie di tele Nikon presenti e passati dal 400/3.5 al 600/4 (l'800 no, è troppo lungo). Di queste imbottiture, la più piccola, è stata pensata per riempire il vuoto tra testa obiettivo e paraluce rovesciato. In questo modo si annulla il tragico effetto leva che tende a strappare il paraluce dalla sua sede capovolta, con conseguente sbeccatura della vernice del bordo della lente frontale. Sui 400/2.8 e 600 /4 AFS II e VR è utilissima perché il doppio paraluce è pesante e facilmente si scalza dalla sede. Con tale imbottitura ciò non avviene più. Ovviamente nel libretto di istruzioni del tele di ciò non troverete nulla. Per il trasporto sul campo utilizzo un normale zaino da montagna Forclaz 50L di Decathlon (39.90 euro) di un bel color marrone e nero (che mi hanno rubato in Costa Rica, adesso ne uso uno uguale, ma tutto nero) che ha l'apertura su tutta la sua lunghezza. E' grande abbastanza da contenere il tele con paraluce retratto e la D3 montata. L'insieme si infila nello zaino con un unico movimento, e si è pronti a partire. Per evitare urti con altri obiettivi o oggetti vari, avvolgo il teleobiettivo nel suo telo antipioggia e la macchina in una protezione di neoprene Zing.

Zaino Forclaz 45 e tripod Studex G5 con Arca B1g

Per proteggere ulteriormente il tele sono ricorso alla copertura di neoprene Lens Coat. Devo però confessare che con quel che costano...beh ElioSub per la stessa cifra fornisce una pezza di 3x1,5 metri di neoprene ultra morbido monofoderato. Certo ci vuole un po’ di pazienza e di perizia con la macchina da cucire, ma il risultato è assolutamente indistinguibile, come del resto la funzione ricercata. La copertura antipioggia  (vedi su questo blog Lens Coat home made) l’ho realizzata partendo da un riquadro di cordura mimetico, foderato in cotone e richiuso a tubo. Funziona egregiamente e non mi preoccupo più di rovesci improvvisi.

Trasporto accidentato, Lapponia finlandese lago Inari - Agosto.


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Il Moltiplicatore di focale Nikon TC17
Il ricorso ai moltiplicatori di focale è spesso un accorgimento di estrema ratio. Da un appostamento fisso, alle volte, può essere utile poter magnificare ulteriormente un evento improvviso che si concretizza a distanze superiori a quelle pianificate. In questi casi i TC sono un vero aiuto che consente di immortalare scene altrimenti non registrabili. Non si confonda il crop in post produzione con l’effetto ottenuto dall’uso di un TC. A meno di ricorrere a dei veri fondi di bottiglia i TC oggi sul mercato offrono degnissime prestazioni. La perdita di informazione prodotta dal ridimensionamento interpolato di un crop non potrà mai reggere il confronto con una ripresa di magnificata otticamente. Il solo moltiplicatore che conosco e utilizzo è il Nikon TC17. Nato per fare di un 300/2.8 un buon 500/4.8 questo TC17 si comporta piuttosto bene in accoppiata con il 600 VR sia in formato FX che in DX. Unico neo il rallentamento (ma non l’arresto o il non funzionamento!) dell’autofocus.

Anatra Marzaiola, risaie di Sozzago (NO) - Marzo
Nikon 600 AFs VR +TC 17  Nikon D300, sacchetto stabilizzatore. Exp. 1/2000 f/6.7 @ ISO 800, VR OFF.
Ripresa dall'automobile a distanza di 150 metri circa.
Crop 100% dell'immagine precedente
Airone Cenerino, Parco Lame Sesia San Nazzaro (NO) - Giugno.
Nikon 600 AFs VR + TC17 Nikon D300, Gitzo Studex G5 testa Arca B1g non serrata. Exp. 1/180 f/6,7 @ ISO 640, VR ON Normal.
Ripresa da capanno a distanza di 50 metri circa

Curiosità.
Il manuale Nikon dice che sul 600 AFs - G le vecchie macchine manual focus non si possono usare. Non è vero, Si monta benissimo qualsiasi Nikon e, certo, il diaframma non è comandabile, ma un 600/4 nel 90% dei casi viene usato a f/4 !!!!


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Il problema del "seeing".
Il fattore della qualità dell’aria è tutt'altro che trascurabile. Il fenomeno detto “seeing” può infierire in modo molto deleterio sulle riprese. Particelle di pulviscolo, umidità, stratificazioni atmosferiche dovute scambi termici con il suolo, sono i fattori che deteriorano la trasparenza dell’aria. Riprese a grande distanza effettuate in queste condizioni, mortificano la qualità dell'immagine, come nel caso della foto del fenicottero in volo.

Fenicottero, stagno di Sale Porcu (OR) - Giugno.
Nikon 600 AFs VR + TC17  Nikon D300, Manfrotto 055 testa Arca B1 Exp. 1/1500 f/6,7 @ ISO 200, VR OFF.
Ripresa da distanza di 200 metri circa.

Pur tuttavia va osservato che questa ripresa è stata effettuata in formato DX abbinando il 600mm con il moltiplicatore 1.7x ottenendo la lunghezza focale equivalente di 1500mm, quindi in condizioni limite ambientali e tecniche. Di fatto talvolta questa limitazione appare anche in condizioni molto meno esasperate. In estate, in risaia, possono essere troppo lunghi anche solo 300 mm, tanto lunghi da impedire la messa a fuoco mettendo in crisi qualsiasi automatismo deputato a questa fuzione (cchio compreso). In contesti come questo non è utile tentare di potenziare a dismisura il potere di ingrandimento., tocca necessariamente ridurre la distanza di ripresa, come dimostra lo scatto seguente ottenuto nella stessa sessione di ripresa del fenicottero.

Limicoli - crop al 50%, stagno di Sale Porcu (OR) - Giugno.
Nikon 600 AFs VR  Nikon D300, Manfrotto 055 testa Arca B1. Exp. 1/2000 f/4 @ ISO 200, VR OFF.
Ripresa da capanno di fortuna e a distanza di 15 metri circa.


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Scoperte cammin facendo.
Se con i moltiplicatori Nikon questo teleobiettivo continua a comportarsi egregiamente, dimostrando completa compatibilità con questi accessori, non lo fa affatto con i tubi di prolunga. Curiosamente il Nikon 600/4 VR non si può utilizzare in accoppiata con i tubi di prolunga. Io uso da tanti anni i Kenko, anche perchè Nikon è ferma al suo set PK del 1980!! Ebbene? Non funziona l'autofocus? Va in crisi il trasporto diaframmi o il VR? No no, queste funzioni continuano ad essere disponibili, ma le foto che si ottengono sono come la seguente.

VIGNETTA!!!!!!! molto.
Nikon D3 ob Nikon 600/4 VR + Extension Tube Auto Kenko 36mm.

Si può osservare che se si ricorre al formato DX il problema scompare: grazie tante a tagliare le foto son capaci tutti. Mi pare che non sia comunque una gravissima pecca, probabilmente  la progettazione Nikon ha dovuto fare i conti con i gruppi di stabilizzazione e ciò a portato a questa conseguneza. Buono a sapersi.

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